lunedì 23 maggio 2011
lunedì 7 marzo 2011
domenica 27 febbraio 2011
sabato 26 febbraio 2011
PASTORES
E cantu azis sueradu
Die e notte andende indomu
Arricchinde su padronu
De unu saltu arestadu
Desertu e abbandonadu!
Eppuru in tantu abbandonu
L’ azis pagadu che bonu
A sos riccos possessores!
Ora est chi bos liberades
Dae sos isfruttadores!
Pastores sardos chi fama
Azis de razza virile:
pro su modernu cuile
faghide custu programma:
de istradas una trama,
lozas, lughe, abba e fenile;
pro unu biver zivile
de bonos trabagliadores!
Est tempus chi bos movedas!
Aunidebos, pastores
Dae sos isfuttadores
Ora est chi bos liberedas!!!
Raimondo Piras giugno 1967
Cagliari 5 agosto 1982
Ai Sardisti del direttivo della sezione Tititno Melis
Cagliari
Ai Sardisti del direttivo della sezione Tititno Melis
Cagliari
Credo sia mio dovere, prima della scadenza del nio mandato, come componente del direttivo di sezione , donare a tutti i componenti del direttivo un lavoro da me svolto , cioè d' avere registrato e poi sbobinato la conversazione " STORIA DEL PARTITO SARDO D' AZIONE" in data 6 febbraio 1982 dall' On. MICHELE COLUMBU, il più grande intelletuale tra i sardisti viventi.il quale ha voluto accogliere l' invito della commissione culturale della sezione composta da: Arnaldo Vallascas, Efisio Pilleri, Anna Maria Cherchi. ed ha iniziato una serie di incontri-dibattito sulla storia del Parito che si svolgeranno periodicamente nei locali della sezione Tititno Melis di Cagliari; affinché spronati da questa iniziativa, tutti i sardisti si sentano in dovere di recepire la parola e assimilare la storia del partito da coloro che l' hanno vissuta e possa essere stimolo per una approfondita ricerca.
Spero di farvi cosa gradita e mi dichiaro disponibile per qualsiasi incombenza , per cui la sezione riterrà opportuna la mia colaborazione.
sempre FORZA PARIS
Anna Maria Cherchi
CONVERSAZIONE DI MICHELE COLUMBU SULLA STORIA DEL PARTITO SARDO D' AZIONE
Buona sera e complimenti per essere per avere risposto di sabato sera a una chiamata del partito sardo che non promette carnevale , divertimenti tanto meno musiche piccoli premi ecc.. ma promette niente di meno che la propria storia, la storia del partito sardo d' azione raccontata dai sardisti . chissà cosa può essere veramente e cosa può diventare , io ritengo che li organizzatori di questo incontro indicando il titolo della conversazione , abbiano soltanto inteso invitarmi a parlare lasciandomi la responsabilità della scelta perché voi mi capite, la storia del del P.S.D'A. la si può fare in cinque minuti ma allora non si fa la storia e neppure l' i indice dei capitoli di una vera storia del P.S.D'A.
Non si può fare in una seduta in un incontro così del sabato sera ne come ampiezza ne come profondità, la storia del P.S.D'A. in realtà è la storia degli ultimi cento anni dell' Italia, forse dal tempo quanto meno dell' unità italiana ai nostri giorni perché sono avvenimenti che si riperquotono che si influenzano reciprocamente perché il sardismo non è un fatto che semina nel deserto . Il sardismo già in partenza è una reazione a determinate condizioni storiche della Sardegna e perciò dell' Italia che faceva come fa parte del territorio nazionale almeno finché non si parla di trasporti, perché allora la continuità territoriale viene negata e io tenterò di stare nel tema di abbracciare un certo periodo che non mi porti troppo lontano senza senza però impegnarmi a finire la lunga storia del P.S.D' A . ci accontenteremmo di un capitolo e faremo bene a studiare le fonti e poi ognuno di noi se la fa la storia nei limiti delle proprie possibilità di ricerca.
Intanto qualche difficoltà chi parla la in contra nel fatto che parla a sardisti cioè ad un pubblico che non è un poco al corrente della storia del P.S.D'A. e tanto meno è del tutto ignaro, altro sarebbe andare in un altra qualsiasi parte del mondo e fare la storia del partito , qui no noi siamo dentro quella storia la stano vivendo perlomeno gli ultimi avvenimenti gli stano vivendo sono al corrente.
Tenterò di fare un certo quadro come dovrei cominciare , si sa che il partito sardo è stato costituito nel 1921 esattamente per la cronaca per chi ama la precisazione , il 16-17 aprile 1921ad Oristano, ci fu il primo congresso del P.S.D'A, ma questa è la data anagrafica , come si è detto più di una volta in realtà il partito sardo non è nato esattamente nell' aprile del 1921 le date che si riportano poi gli storici sono convenzionali così come quando leggiamo nei libri la storia dell' impero romano d' occidente finisce nell' anno 476 d.C. si dice così perché accade qualcosa in quell' anno ma quest' impero era già marcio e decaduto molto tempo dopo attraverso i regni romano-borbonici e via via secondo alcuni almeno il nome dura fino al 1918 quando fu smembrata l 'Austria che ancora potava la bandiera il titolo di Sacro romano impero d' occidente.
Che significato hanno dunque le date prendiamo cosi come fatto di cronaca la nascita del P.S.D'A. nel 1921 congresso di Oristano dell' aprile di fatto il P.S.D'A. ha già una sua carta addirittura dove è espressa l' ideologia del partito prima che il partito venga costituito questa carta è ben nota , almeno come nome, carta di Macomer così detta, perché risale ad un anno prima al congresso dell' asociazione dei combattenti tenutasi a Macomer nel 1920 settembre, sempre per la cronaca quel congresso dei combattenti che aveva votato e varato chissà quando quella carta era stata studiata in alcuni punti , chi non li ha alla mano io glieli faccio almeno vedere in questo librettino così modesto di £ 100 credo che si trovi ancora, ci sono moltissimi errori , intitolato : IL PENSIERO AUTONOMISTICO DEL P.S.D' A, anonimo cui frontespizi è scritto Sassari 1920 ma è uno sbaglio questa è u na nuova edizione evidente, fatta da EVES ma anche questa non va bene perché poi il contenuto riporta notizie del congresso del P.S.DìA. del 1921 e riporta anche le conclusioni di quel congresso quindi non facciamo conto di questa data così un po' capricciosa ma all' interno c'è non solo la cosiddetta CARTA DI MACOMER ma c'è notizia molto ampia di quanto accade nel congresso del 21, questo è molto importante più importante della carta di Macomer o intendiamoci quella CARTA DI MACOMER i combattenti l' avranno votata come sardisti perché era ormai certo per loro che si andava verso la costituzione di un partito politico e doveva essere presentata al Congresso Nazionale dei combattenti perché i combattenti di tutta Italia la approvassero .
In quella carta ci sono già le basi di un Italia repubblicana costituita secondo il principio delle autonomie regionali, il congresso dei combattenti si tene a Salerno, la carta fu presentata ai combattenti italiani, non fu approvata , questa carta prevedeva che non sarebbe stata approvata ma non si scoraggiarono dicevano; se l' approvano benissimo, faremmo tanti partiti regionali e regionalisti e autonomisti quante sono le regioni italiane che aspirano all' autonomia se non l' approvano lo faremo noi per noi , queste parole furono poi ripetute programaticamente nel primo congresso del P.S.D'A. all' atto della costituzione , cioè noi proponiamo l' autonomia per tutte le regioni d' Italia, che non si intende essere smembrata o sminuita semmai finalmente troveranno il modo di, attraverso una pluralità di voci di giudizi di richieste di studi ecc.. trovare dei moduli più articolati di giustizia distributiva di politica culturale economica e via dicendo .Se l'Italia e noinaturalmente, non chiediamo un autonomia per disfare l' Italia ma anzi per rafforzarel' unità d' Italia questo fu i sardisti li.
Ma dopo aver detto questo sembra che siano bruciati di passione per l' Italia, l' Italia l' Italia prima è l' Italia però dopo aver detto questo, i sardisti aggiungono che se l' Italia non accogliesse ne questa dottrina per tutti ne il proposito di fare un Italia regionalista, bene i sardi i sardisti si accontenteranno della propria autonomia del giusto rapporto con l' Italia e se l' Italia non vuole neppure questo , anche questa ipotesi fu fatta e la risposta non par vero oggi bisognerebbe ricordarlo a quelli ,spero pochissimi,
che ritengono che abbiano tradito le origini del P.S.D'A. quando oggi parliamo d' indipendenza mentre siamo dentro le radici del partito sardo la risposta era : se non vorrà l' Italia vorremo noi!
Questa e direi che questa nota è fondamentale per spiegare il sardismo di oggi perché non possiamo fare semplicemente delle piccole cronache ricordare in che anno accade questo avvenimento che anno quest' altro anche se le date hanno la loro importanza perchè si dispongono in un certo spazio temporale a fianco prima o dopo altri avvenimenti che hanno la loro i importanza perciò le date anche le date, ma non so, andiamo alla ricerca di una interpretazione del partito sardo e qualche esitazione qualche dubbio non poteva che essere su questa posizione assunta negli ultimi anni e sempre più chiaramente dal nostro partito perché quando, perché quanto tempo, ecco questa potrebbe essere una domanda a cui bisogna rispondere perché il partito sardo del 1921 non tirò avanti nel senso di quell' ultima dichiarazione, ricordavo per inciso,, che in quel congresso ci fu persino chi propose di ricostituire i vecchi reggimenti, non solo la Brigata Sassari ma i vecchi reggimenti che avevano combattuto in guerra , qualcuno aveva detto : che venga l'Italia a farla a noi che l' abbiamo fatta per lei, che ci distrugga anche questo aceteremmo! tanta era l' indignazione e l' amarezza perché troppo spesso lo, lo dico per esperienza, perché forse è capitato anche a noi, si ritiene che quel primo sardismo la vita i convincimenti dei sardisti degli anni 20 possano essere stati magari un po' distratti che non sapessero tutte le belle cose che sapiamo noi a leggere e a meditare tutti i documenti, purtroppo non molti che li rimangono , si ha invece l' impressione che i sardisti del 20 avessero meditato molto profondamente sulla Sardegna e sul suo destino allora e sul futuro della Sardegna, miravano all' autonomia così come è stata poi praticamene concessa alla Sardegna dall' assemblea costituente del 47-48 poi il Consiglio regionale del 49.
Non cosi io ,se fossi un conferenziere ordinato e preciso, anziché parlare così a braccio, ogni tanto leggerei qualche passo interessante , ma io ho paura che la lettura anche di passi brevissimi possa attenuare anche l' attenzione ,anche la mia attenzione , allora accontentiamoci per ora di questi brevi un po' disordinati ceni che faccio io.
Darò se mai lettura delle pezze d' appoggio tutte in u una volta tornando un po' indietro , dico che non potevamo non si poteva arrivare alle conclusioni di oggi allora perché quando la lotta era appena cominciata comparve un terribile , si verificò un fenomeno terribile, un terremoto un fenomeno non certo naturale, in un certo senso anche naturale : il fascismo, la dittatura durante la quale il partito sardo resistete meravigliosamente bene nei primi anni e ancora non solo nell 22 nel 23 ,24 ancora nel 25 dopo che Mussolini il 3 gennaio di quell' anno, aveva negato a tutti gli Italiani il diritto di associazione di pensiero di partiti diversi di stampa di riunione di tutti i diritti .
Bene il P.S.D'A tene un Congresso nel settembre del 1925 e intervenero non solo i sardisti ma anche qualche rappresentante di altri partiti per es. so che era presente un deputato del Partito Socialista, anzi senz' altro Angelo Corsi,a quel congresso del 25 era una cosa pericolosissima era proibito, altro che Bauladdu prefetto di Oristano che fanno chiedere le carte d' identità alla gente di passaggio , non c' erano dividetti per Bauladdu e non c'è ne, ma nel 25 si che c' erano divieti e i sardisti ritrovarono là ne i fascisti osarono bussare le porte o tirare sassi, per sentito dire non sono cose che si leggono nei documenti , per sentito dire mi risulta che non pochi di quei sardisti erano tra gli esasperati che già nel 21 dicevano riorganizziamo i reggimenti disposti a tutto cioè erano armati o che i fascisti o i più responsabili di loro o i prefetti carabinieri ecc..il governo abbiano voluto evitare uno scontro armato allora per una ragione o per l' altra il congresso non fu disturbato fu l' ultima manifestazione politica pubblica in Italia dopo l' avvento del fascismo ultimo fu il partito sardo a fare una pubblica riunione e 18 mesi distanza della legge fascista votata il 3 gennaio che faceva caput tagliava la testa a tutte le costituzioni o statuti precedenti e allora veniamo agli anni 40 .
Negli anni 40 fu il primo a riorganizzarsi di nuovo a portare avanti la tesi politica principale ma non solo di autonomia si parlava, si parlava di tutte le riforme da attuare in agricoltura nelle industrie e i porti e i trasporti le strade la scuola assistenza sanitaria , tutto , non crediate che si cavalcava esclusivamente questa tesi, l' autonomia e basta, allora bisognava andare ai fatti ed ecco l' autonomia è un fatto non importa in quale misura viene concessa con quali difetti lacune , ma l' autonomia c'è questo è in u n certo senso un momento di disarmo dei sardisti per certi versi perché non fu u n disarmo i sardisti capirono che bisognava vigilare stare vicino a questo grandissimo evento storico ma rivoluzione all' interno dello stato italiano, stato unitario che si presenta con queste articolazioni regionali perché veniva accolta dalla costituzione tutta la tesi sardista cioè autonomia non solo per i sardi ma per tutte le regioni , per la Sardegna la Sicilia val d' Aosta Venezia Giulia si pensò all' autonomia speciale non sorridete non ironizzate lo sapiamo cosa significa speciale e che cosa ancora oggi significa credo che non è che potremo approfondir tutti questi aspetti stasera stasera lo dico preventivamente per non scoraggiare nessuno io non so a che ora ho incominciato a parlare forse alle 5 ecco facendo una cosa sconfinata e lunghissima oltre che noiosa facciamo che parlo sino alle sei meno dieci o meno cinque perché bisogna acconsentire che l' assemblea esprima alcuni suoi pareri se ne ha ponga alcune domande e si innesti quel processo quel rapporti all' interno dell' assemblea che suole chiamarsi dibattito , ed è giusto che ci sia e al dibattito bisogna dare il più ampio tempo possibile , non so che intenzione ha il diario degli organizzatori ma io ritengo che una buona manifestazione come questa quando dura due ore e mezza abbia svolto un suo giusto ruolo anche come lunghezza perciò come ipotesi così ognuno se ne torna in orari non strani alla casa per tutte le faccende del sabato sera alle otto.
Il Partito Sardo capì che non era una vittoria definitiva come farci credere altre forze politiche quando l' autonomia fu un fatto conseguito almeno sulla carta disse: ba siete contenti? Ai sardisti avete vinto voi che ci state a fare ripiegate le bandiere le riporremo gloriosamente in un museo, l' azione del P.S.D'A è chiusa conclusa non vi resta altro da fare potete anche essere ringraziati ma finisce lì perché ormai volevate l' autonomia eccola l' autonomia.
I sardisti non cascarono in questa sorta di fanciulesca trapola o illusione , sapevano bene che la rinascita le autonomie effettive non si fano con una semplice legge traddurre i principi anche onestamente amessi pubblicati in pratica , sul terreno è tutta un altra cosa è tutta ub altra facenda la legge può rimanere anche inoperante essere dimenticata può essere travisata può essere calpestata . I sardisti furono così convinti di questo che cercarono l' ocasione d' altra parte di occasioni non c'è ne era che una per non essere assenti sul terreno delle realizzazioni pratiche dovete ricordare che in Sardegna come in Italia la D.C. rappresentava la maggioranza e che i sardisti spesso rispondono in vario modo anche con polemiche e interpretazioni diverse qualle sia stata in quel momento dico negli anni 50 la posizione sul terreno il P.S.D'A posizione pratica fu indubbiamente una scelta quella di entrare in giunta poi non è che il partito sardo rimase in giunta abarbicato a qualunque costo., anzi fu così suscettibile che bastava poco per inalberarsi per rifiutare e andarsene come fece come vedremmo che fece in u n certo momento per una certa cosa , ma se il partito sardo voleva davero difendere seguire la ragiunta autonomia quella legge che sinora era solo sulla carta bisognava pure che stesse vicino a chi decideva. Egli stesso fin dove veniva consentito, doveva decidere delle cose difatti il partito sardo fu presente, fu proprio allora che mise in evidenzaavanti alla oppinione pubblica non solo davanti a se stesso o davanti agli avversari a tutta l' oppinione pubblica in vigore di certe proposte che segnatamente per quanto riguarda già allora il destino delle miniere e la vinicoltura, però avevano fin da subito da allora , degli uomini di grande competenza e molto preparati sintende, che le generazioni successive hanno sempre bisogno di correggere di spostare tiro di aggiustare il tiro di fare altro e di, naturalmente negare come ha fatto la generazione precedente ma questo è fatale che accada nella storia vicina sempre i figli hanno criticato i padri e i fratelli maggiori e hanno tentato di fare altro , ma le hanno fatte quando hanno addiritura tagliato perchè anche la politica si suol chiamare cordone ombelicare quando cioè qualcuno è andato oltre il segnoe ha voluto snaturare il P.S.D'A e stò già parlando per chi riesce a seguire le tortuosità della mia esposizione , stò già parlando di quel grandissimo sardista che fu Emilio Lussuil quale si grandissimo genio dotato meravigliosamente fu tra i fondatori del partito e nel 48 e già prima , il 48 è la conclusione perchè negli anni della lontananza di Lussu dalla Sardegna Lussu aveva già cercato ansiosamente e trovato altri sentieri per realizzare questa sua visione politica ma fuori dal partito sardo d' azione e quanto per me allorama più chiaramente per oggi, perchè allora io ebbi delle tentazioni , fui fermato dalla considerazione puramente politica che andare altrove significa non essere sardisti, posso essere vicino a Lussu per quanto riguarda una certa visione di giustizia sociale di azione sociale di riforma ecc.. può darsi che io senta anche più vicino, allora tutto era molto confusoper la verità, ma nel momento in cui Lussu lascia il partito io non lo seguopiù perchè questo significa andare oltre i l territorio del possibile del Partito Sardo, altro è discuttere dentro se essere rossi rosa o azzurrini altro è all' interno ma una volta che si va fuori dai confini del partitonon si ha più diritto di discuttere niente , si è fuori si è in un altro mondo,e ci si schiera controcosì allora, così come non solo Lussu più tardi altri e prima di Lussu negli anni 20 altri ancora. Il P.S.D'A era appena nato dicevo, che già veniva insidiato dal gande flagelo della ditattura ma i sardisti erano troppo forti, perciò cedere , subito così come cedettero formazioni politiche allora ancora molto vicino al partito sardo , per. es. il partito molisano d' azione che era sorto nel Molise asimiglianza e per ispirazione diretta del partito sardo , pigò le bandiere veramente di colpo si arrese al fascismo e i suoi dirigenti diventarono tutti dirigenti fascisti , non così nel P.S.D' A
Pubblicato da Anna Maria a sabato, febbraio 26, 2011 0 commenti
Non si può fare in una seduta in un incontro così del sabato sera ne come ampiezza ne come profondità, la storia del P.S.D'A. in realtà è la storia degli ultimi cento anni dell' Italia, forse dal tempo quanto meno dell' unità italiana ai nostri giorni perché sono avvenimenti che si riperquotono che si influenzano reciprocamente perché il sardismo non è un fatto che semina nel deserto . Il sardismo già in partenza è una reazione a determinate condizioni storiche della Sardegna e perciò dell' Italia che faceva come fa parte del territorio nazionale almeno finché non si parla di trasporti, perché allora la continuità territoriale viene negata e io tenterò di stare nel tema di abbracciare un certo periodo che non mi porti troppo lontano senza senza però impegnarmi a finire la lunga storia del P.S.D' A . ci accontenteremmo di un capitolo e faremo bene a studiare le fonti e poi ognuno di noi se la fa la storia nei limiti delle proprie possibilità di ricerca.
Intanto qualche difficoltà chi parla la in contra nel fatto che parla a sardisti cioè ad un pubblico che non è un poco al corrente della storia del P.S.D'A. e tanto meno è del tutto ignaro, altro sarebbe andare in un altra qualsiasi parte del mondo e fare la storia del partito , qui no noi siamo dentro quella storia la stano vivendo perlomeno gli ultimi avvenimenti gli stano vivendo sono al corrente.
Tenterò di fare un certo quadro come dovrei cominciare , si sa che il partito sardo è stato costituito nel 1921 esattamente per la cronaca per chi ama la precisazione , il 16-17 aprile 1921ad Oristano, ci fu il primo congresso del P.S.D'A, ma questa è la data anagrafica , come si è detto più di una volta in realtà il partito sardo non è nato esattamente nell' aprile del 1921 le date che si riportano poi gli storici sono convenzionali così come quando leggiamo nei libri la storia dell' impero romano d' occidente finisce nell' anno 476 d.C. si dice così perché accade qualcosa in quell' anno ma quest' impero era già marcio e decaduto molto tempo dopo attraverso i regni romano-borbonici e via via secondo alcuni almeno il nome dura fino al 1918 quando fu smembrata l 'Austria che ancora potava la bandiera il titolo di Sacro romano impero d' occidente.
Che significato hanno dunque le date prendiamo cosi come fatto di cronaca la nascita del P.S.D'A. nel 1921 congresso di Oristano dell' aprile di fatto il P.S.D'A. ha già una sua carta addirittura dove è espressa l' ideologia del partito prima che il partito venga costituito questa carta è ben nota , almeno come nome, carta di Macomer così detta, perché risale ad un anno prima al congresso dell' asociazione dei combattenti tenutasi a Macomer nel 1920 settembre, sempre per la cronaca quel congresso dei combattenti che aveva votato e varato chissà quando quella carta era stata studiata in alcuni punti , chi non li ha alla mano io glieli faccio almeno vedere in questo librettino così modesto di £ 100 credo che si trovi ancora, ci sono moltissimi errori , intitolato : IL PENSIERO AUTONOMISTICO DEL P.S.D' A, anonimo cui frontespizi è scritto Sassari 1920 ma è uno sbaglio questa è u na nuova edizione evidente, fatta da EVES ma anche questa non va bene perché poi il contenuto riporta notizie del congresso del P.S.DìA. del 1921 e riporta anche le conclusioni di quel congresso quindi non facciamo conto di questa data così un po' capricciosa ma all' interno c'è non solo la cosiddetta CARTA DI MACOMER ma c'è notizia molto ampia di quanto accade nel congresso del 21, questo è molto importante più importante della carta di Macomer o intendiamoci quella CARTA DI MACOMER i combattenti l' avranno votata come sardisti perché era ormai certo per loro che si andava verso la costituzione di un partito politico e doveva essere presentata al Congresso Nazionale dei combattenti perché i combattenti di tutta Italia la approvassero .
In quella carta ci sono già le basi di un Italia repubblicana costituita secondo il principio delle autonomie regionali, il congresso dei combattenti si tene a Salerno, la carta fu presentata ai combattenti italiani, non fu approvata , questa carta prevedeva che non sarebbe stata approvata ma non si scoraggiarono dicevano; se l' approvano benissimo, faremmo tanti partiti regionali e regionalisti e autonomisti quante sono le regioni italiane che aspirano all' autonomia se non l' approvano lo faremo noi per noi , queste parole furono poi ripetute programaticamente nel primo congresso del P.S.D'A. all' atto della costituzione , cioè noi proponiamo l' autonomia per tutte le regioni d' Italia, che non si intende essere smembrata o sminuita semmai finalmente troveranno il modo di, attraverso una pluralità di voci di giudizi di richieste di studi ecc.. trovare dei moduli più articolati di giustizia distributiva di politica culturale economica e via dicendo .Se l'Italia e noinaturalmente, non chiediamo un autonomia per disfare l' Italia ma anzi per rafforzarel' unità d' Italia questo fu i sardisti li.
Ma dopo aver detto questo sembra che siano bruciati di passione per l' Italia, l' Italia l' Italia prima è l' Italia però dopo aver detto questo, i sardisti aggiungono che se l' Italia non accogliesse ne questa dottrina per tutti ne il proposito di fare un Italia regionalista, bene i sardi i sardisti si accontenteranno della propria autonomia del giusto rapporto con l' Italia e se l' Italia non vuole neppure questo , anche questa ipotesi fu fatta e la risposta non par vero oggi bisognerebbe ricordarlo a quelli ,spero pochissimi,
che ritengono che abbiano tradito le origini del P.S.D'A. quando oggi parliamo d' indipendenza mentre siamo dentro le radici del partito sardo la risposta era : se non vorrà l' Italia vorremo noi!
Questa e direi che questa nota è fondamentale per spiegare il sardismo di oggi perché non possiamo fare semplicemente delle piccole cronache ricordare in che anno accade questo avvenimento che anno quest' altro anche se le date hanno la loro importanza perchè si dispongono in un certo spazio temporale a fianco prima o dopo altri avvenimenti che hanno la loro i importanza perciò le date anche le date, ma non so, andiamo alla ricerca di una interpretazione del partito sardo e qualche esitazione qualche dubbio non poteva che essere su questa posizione assunta negli ultimi anni e sempre più chiaramente dal nostro partito perché quando, perché quanto tempo, ecco questa potrebbe essere una domanda a cui bisogna rispondere perché il partito sardo del 1921 non tirò avanti nel senso di quell' ultima dichiarazione, ricordavo per inciso,, che in quel congresso ci fu persino chi propose di ricostituire i vecchi reggimenti, non solo la Brigata Sassari ma i vecchi reggimenti che avevano combattuto in guerra , qualcuno aveva detto : che venga l'Italia a farla a noi che l' abbiamo fatta per lei, che ci distrugga anche questo aceteremmo! tanta era l' indignazione e l' amarezza perché troppo spesso lo, lo dico per esperienza, perché forse è capitato anche a noi, si ritiene che quel primo sardismo la vita i convincimenti dei sardisti degli anni 20 possano essere stati magari un po' distratti che non sapessero tutte le belle cose che sapiamo noi a leggere e a meditare tutti i documenti, purtroppo non molti che li rimangono , si ha invece l' impressione che i sardisti del 20 avessero meditato molto profondamente sulla Sardegna e sul suo destino allora e sul futuro della Sardegna, miravano all' autonomia così come è stata poi praticamene concessa alla Sardegna dall' assemblea costituente del 47-48 poi il Consiglio regionale del 49.
Non cosi io ,se fossi un conferenziere ordinato e preciso, anziché parlare così a braccio, ogni tanto leggerei qualche passo interessante , ma io ho paura che la lettura anche di passi brevissimi possa attenuare anche l' attenzione ,anche la mia attenzione , allora accontentiamoci per ora di questi brevi un po' disordinati ceni che faccio io.
Darò se mai lettura delle pezze d' appoggio tutte in u una volta tornando un po' indietro , dico che non potevamo non si poteva arrivare alle conclusioni di oggi allora perché quando la lotta era appena cominciata comparve un terribile , si verificò un fenomeno terribile, un terremoto un fenomeno non certo naturale, in un certo senso anche naturale : il fascismo, la dittatura durante la quale il partito sardo resistete meravigliosamente bene nei primi anni e ancora non solo nell 22 nel 23 ,24 ancora nel 25 dopo che Mussolini il 3 gennaio di quell' anno, aveva negato a tutti gli Italiani il diritto di associazione di pensiero di partiti diversi di stampa di riunione di tutti i diritti .
Bene il P.S.D'A tene un Congresso nel settembre del 1925 e intervenero non solo i sardisti ma anche qualche rappresentante di altri partiti per es. so che era presente un deputato del Partito Socialista, anzi senz' altro Angelo Corsi,a quel congresso del 25 era una cosa pericolosissima era proibito, altro che Bauladdu prefetto di Oristano che fanno chiedere le carte d' identità alla gente di passaggio , non c' erano dividetti per Bauladdu e non c'è ne, ma nel 25 si che c' erano divieti e i sardisti ritrovarono là ne i fascisti osarono bussare le porte o tirare sassi, per sentito dire non sono cose che si leggono nei documenti , per sentito dire mi risulta che non pochi di quei sardisti erano tra gli esasperati che già nel 21 dicevano riorganizziamo i reggimenti disposti a tutto cioè erano armati o che i fascisti o i più responsabili di loro o i prefetti carabinieri ecc..il governo abbiano voluto evitare uno scontro armato allora per una ragione o per l' altra il congresso non fu disturbato fu l' ultima manifestazione politica pubblica in Italia dopo l' avvento del fascismo ultimo fu il partito sardo a fare una pubblica riunione e 18 mesi distanza della legge fascista votata il 3 gennaio che faceva caput tagliava la testa a tutte le costituzioni o statuti precedenti e allora veniamo agli anni 40 .
Negli anni 40 fu il primo a riorganizzarsi di nuovo a portare avanti la tesi politica principale ma non solo di autonomia si parlava, si parlava di tutte le riforme da attuare in agricoltura nelle industrie e i porti e i trasporti le strade la scuola assistenza sanitaria , tutto , non crediate che si cavalcava esclusivamente questa tesi, l' autonomia e basta, allora bisognava andare ai fatti ed ecco l' autonomia è un fatto non importa in quale misura viene concessa con quali difetti lacune , ma l' autonomia c'è questo è in u n certo senso un momento di disarmo dei sardisti per certi versi perché non fu u n disarmo i sardisti capirono che bisognava vigilare stare vicino a questo grandissimo evento storico ma rivoluzione all' interno dello stato italiano, stato unitario che si presenta con queste articolazioni regionali perché veniva accolta dalla costituzione tutta la tesi sardista cioè autonomia non solo per i sardi ma per tutte le regioni , per la Sardegna la Sicilia val d' Aosta Venezia Giulia si pensò all' autonomia speciale non sorridete non ironizzate lo sapiamo cosa significa speciale e che cosa ancora oggi significa credo che non è che potremo approfondir tutti questi aspetti stasera stasera lo dico preventivamente per non scoraggiare nessuno io non so a che ora ho incominciato a parlare forse alle 5 ecco facendo una cosa sconfinata e lunghissima oltre che noiosa facciamo che parlo sino alle sei meno dieci o meno cinque perché bisogna acconsentire che l' assemblea esprima alcuni suoi pareri se ne ha ponga alcune domande e si innesti quel processo quel rapporti all' interno dell' assemblea che suole chiamarsi dibattito , ed è giusto che ci sia e al dibattito bisogna dare il più ampio tempo possibile , non so che intenzione ha il diario degli organizzatori ma io ritengo che una buona manifestazione come questa quando dura due ore e mezza abbia svolto un suo giusto ruolo anche come lunghezza perciò come ipotesi così ognuno se ne torna in orari non strani alla casa per tutte le faccende del sabato sera alle otto.
Il Partito Sardo capì che non era una vittoria definitiva come farci credere altre forze politiche quando l' autonomia fu un fatto conseguito almeno sulla carta disse: ba siete contenti? Ai sardisti avete vinto voi che ci state a fare ripiegate le bandiere le riporremo gloriosamente in un museo, l' azione del P.S.D'A è chiusa conclusa non vi resta altro da fare potete anche essere ringraziati ma finisce lì perché ormai volevate l' autonomia eccola l' autonomia.
I sardisti non cascarono in questa sorta di fanciulesca trapola o illusione , sapevano bene che la rinascita le autonomie effettive non si fano con una semplice legge traddurre i principi anche onestamente amessi pubblicati in pratica , sul terreno è tutta un altra cosa è tutta ub altra facenda la legge può rimanere anche inoperante essere dimenticata può essere travisata può essere calpestata . I sardisti furono così convinti di questo che cercarono l' ocasione d' altra parte di occasioni non c'è ne era che una per non essere assenti sul terreno delle realizzazioni pratiche dovete ricordare che in Sardegna come in Italia la D.C. rappresentava la maggioranza e che i sardisti spesso rispondono in vario modo anche con polemiche e interpretazioni diverse qualle sia stata in quel momento dico negli anni 50 la posizione sul terreno il P.S.D'A posizione pratica fu indubbiamente una scelta quella di entrare in giunta poi non è che il partito sardo rimase in giunta abarbicato a qualunque costo., anzi fu così suscettibile che bastava poco per inalberarsi per rifiutare e andarsene come fece come vedremmo che fece in u n certo momento per una certa cosa , ma se il partito sardo voleva davero difendere seguire la ragiunta autonomia quella legge che sinora era solo sulla carta bisognava pure che stesse vicino a chi decideva. Egli stesso fin dove veniva consentito, doveva decidere delle cose difatti il partito sardo fu presente, fu proprio allora che mise in evidenzaavanti alla oppinione pubblica non solo davanti a se stesso o davanti agli avversari a tutta l' oppinione pubblica in vigore di certe proposte che segnatamente per quanto riguarda già allora il destino delle miniere e la vinicoltura, però avevano fin da subito da allora , degli uomini di grande competenza e molto preparati sintende, che le generazioni successive hanno sempre bisogno di correggere di spostare tiro di aggiustare il tiro di fare altro e di, naturalmente negare come ha fatto la generazione precedente ma questo è fatale che accada nella storia vicina sempre i figli hanno criticato i padri e i fratelli maggiori e hanno tentato di fare altro , ma le hanno fatte quando hanno addiritura tagliato perchè anche la politica si suol chiamare cordone ombelicare quando cioè qualcuno è andato oltre il segnoe ha voluto snaturare il P.S.D'A e stò già parlando per chi riesce a seguire le tortuosità della mia esposizione , stò già parlando di quel grandissimo sardista che fu Emilio Lussuil quale si grandissimo genio dotato meravigliosamente fu tra i fondatori del partito e nel 48 e già prima , il 48 è la conclusione perchè negli anni della lontananza di Lussu dalla Sardegna Lussu aveva già cercato ansiosamente e trovato altri sentieri per realizzare questa sua visione politica ma fuori dal partito sardo d' azione e quanto per me allorama più chiaramente per oggi, perchè allora io ebbi delle tentazioni , fui fermato dalla considerazione puramente politica che andare altrove significa non essere sardisti, posso essere vicino a Lussu per quanto riguarda una certa visione di giustizia sociale di azione sociale di riforma ecc.. può darsi che io senta anche più vicino, allora tutto era molto confusoper la verità, ma nel momento in cui Lussu lascia il partito io non lo seguopiù perchè questo significa andare oltre i l territorio del possibile del Partito Sardo, altro è discuttere dentro se essere rossi rosa o azzurrini altro è all' interno ma una volta che si va fuori dai confini del partitonon si ha più diritto di discuttere niente , si è fuori si è in un altro mondo,e ci si schiera controcosì allora, così come non solo Lussu più tardi altri e prima di Lussu negli anni 20 altri ancora. Il P.S.D'A era appena nato dicevo, che già veniva insidiato dal gande flagelo della ditattura ma i sardisti erano troppo forti, perciò cedere , subito così come cedettero formazioni politiche allora ancora molto vicino al partito sardo , per. es. il partito molisano d' azione che era sorto nel Molise asimiglianza e per ispirazione diretta del partito sardo , pigò le bandiere veramente di colpo si arrese al fascismo e i suoi dirigenti diventarono tutti dirigenti fascisti , non così nel P.S.D' A
Pubblicato da Anna Maria a sabato, febbraio 26, 2011 0 commenti
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